EDITORIALE

Nella continuità
del servizio

Anche se con una certa trepidazione, accolgo con riconoscenza il mandato di vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale calabro che i Vescovi calabresi hanno inteso affidarmi. Non senza un sentimento di gratitudine verso chi mi ha preceduto, mons. Raffale Facciolo, che per ben ventuno anni ha dedicato tanta parte della sua vita sacerdotale nell’organizzare al meglio la vita del nostro Tribunale. Un servizio reso con competenza, dedizione e spirito pastorale. Un passaggio di testimone per un servizio di giustizia in materia matrimoniale per le Chiese di Calabria. Mi rendo conto della delicatezza del compito. Negli anni di servizio presso lo stesso Tribunale, prima come difensore del vincolo (1982-1992) e poi come giudice (dal 1992 ad oggi), era viva in me la consapevolezza che operare in un Tribunale ecclesiastico non è perdersi nei gangli di una burocrazia senza senso e in sterili procedure, quanto servire la Chiesa nel volto di tanti fratelli e sorelle, che soffrono il disagio di un fallimento matrimoniale. Insieme ad altri confratelli ed operatori laici ho collaborato in un servizio che aiuta a vivere un’esperienza di fede nella Chiesa. Sì, nell’amministrazione della giustizia si vive realmente una corresponsabilità ecclesiale nell’esercizio di ruoli e funzionidiverse, quali quella di giudice, di difensore del vincolo, di operatori di cancelleria, di avvocato e procuratore. Sono ministeri diversi, che, in modo sinergico, convergono al fine comune di darerisposta definitiva ad un istanza di verità. La verità circa il proprio matrimonio. Con imparzialità di giudizio, secondo giustizia e carità. Il giudizio riguarda la verità di un sacramento, che è dato quale esperienza viva della presenza santificatrice di Cristo nella realtà dell’amore umano tra un uomo ed una donna. Vivere questa consapevolezza aiuta gli operatori impegnati nel ministero della giustizia ecclesiale a non sentirsi “navigatori solitari”, ma umili rematori nella barca di Pietro, sapendo di agire a nome della Chiesa e di esserne parte viva.

Nel nuovo ministero sento di non essere solo e di poter contare sulla collaborazione di quanti, ciascuno secondo la propria responsabilità, prestano le proprie energie impegnandosi in un’attività che richiede sempre più competenza, intelligenza e professionalità. A tutti Papa Francesco ricorda che “bisogna sempre tenere vivo il raccordo tra l’azione della Chiesa che evangelizza e l’azione della Chiesa che amministra la giustizia”. In questo orizzonte il servizio alla giustizia viene vissuto come un impegno di vita apostolica, da esercitare “tenendo fisso lo sguardo all’icona del Buon Pastore, che si piega verso la pecorella smarrita e ferita”.

Mons. Francesco Oliva
Presidente del Ter Calabro

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INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2013 - RELAZIONE DEL PRESIDENTE DEL TER CALABRO PDF Stampa E-mail

Eccellenze Reverendissime,
Illustrissimo Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Campano e d’Appello, mons. Erasmo Napolitano,Illustrissimo Relatore prof. Piero Antonio Bonnet,Autorità,
Sacerdoti, Diaconi, Religiosi e Religiose
Superiori, Docenti e Studenti di Teologia nei Seminari di Calabria
Laici impegnati nella cultura religiosa e nella vita ecclesiale.

Il 21° anno di ininterrotta convocazione dell’Ecc.mo Moderatore per leggere insieme la situazione delle esperienze di vita matrimoniale in Calabria è un tempo che indica fedeltà ad un impegno mai venuto meno, ma anche un tempo che traduce la volontà di una verifica per un rilancio al servizio di ricerca della verità storica e della verità salvifica dei coniugi.

La fedeltà di impegno in un servizio ecclesiale, allontana, quindi, il pericolo di un ritualismo vuoto nella forma e nei contenuti.

Qui siamo l’intera Chiesa di Calabria con i Pastori sempre presenti, qui siamo i rappresentanti dei chierici, qui siamo i rappresentanti dei fedeli laici: tutti in ascolto delle problematiche matrimoniali che si sono affrontate nel nostro Tribunale nell’ormai trascorso anno 2012.

È la voce dell’organo giudiziario che dice “grazie” per la presenza:

- A voi Pastori che seguite il nostro lavoro con attenzione e sollecitudine; un saluto da quest’aula va agli Emeriti S. E. mons. Luciano Bux e a S. E. mons. Ercole Lupinacci. Ed un cordiale saluto ai successori, ad Oppido Palmi, S. E. mons. Francesco Milito, e a Lungro l’Eparca S. E. mons. Donato Oliverio.

- A voi Autorità civili che guardate al foro ecclesiastico con rispetto e amabilità.

- A voi Rettori dei Seminari Maggiori in Calabria e Direttori degli Istituti Teologici: auguri per il vostro delicato servizio nella formazione dei futuri presbiteri nella nostra terra.

- Un saluto al nuovo Presidente del Tribunale d’Appello Campano mons. Erasmo Napolitano ed un ringraziamento per l’apprezzato intervento; a Lei diciamo: il Tribunale di Napoli è stato sempre giusto nella valutazione del nostro lavoro sia quando ha decretato la doppia conforme e sia quando ha rimesso all’ordinario esame qualche nostra sentenza.

Voglio pubblicamente salutare anche il Dott. Sergio Marrama, Cancelliere dello stesso Tribunale di Napoli: a Lei, carissimo Dottore, il grazie per la disponibilità “fulminea” nell’ora del bisogno organizzativo e procedurale del nostro Tribunale, come anche per il corso di aggiornamento tenutoci nel maggio scorso.

Un doveroso saluto all’ill.mo Relatore di quest’anno: prof. Piero Antonio Bonnet, Docente di Diritto Canonico all’Università Gregoriana di Roma: Ella parla in questa tornata di “Lectio Magistralis” che nel tempo ha visto come relatori 8 Cardinali, 3 Vescovi e 10 Cultori di diritto di fama internazionale e fra questi Lei, i cui testi ci sono stati di aiuto per l’approfondimento dell’arte giuridica; unisco anche un rispettoso saluto alla Sua gentile consorte.

Un saluto al nuovo Decano della Rota Romana: mons. Pio Vito Pinto che speriamo di avere in mezzo a noi in una prossima occasione.

Ma il ringraziamento tutto speciale va riservato all’ecc.mo Moderatore, Mons. Vittorio Mondello che nei 20 anni del suo munus ha amato il Tribunale, lo ha rispettato, lo ha aiutato e lo ha fortemente responsabilizzato: grazie per questa amabile vicinanza.

E’ doveroso anche fare memoria di una persona che ha speso le sue energie di mente e di volontà per il Tribunale: il carissimo mons. Luigi Blefari, della Diocesi di Oppido-Palmi, ritornato alla casa del Padre e la cui memoria rimane in benedizione.

***

Ed ora leggiamo insieme e commentiamo i risultati del lavoro annuale i cui contenuti e dati statistici ricalcano il tracciato dell’ultimo triennio.

Ai primi tre posti vi sono come capi di nullità:

- il defectus discretionis judicii con 112 cause, pari al 45% del totale delle cause;

- l’esclusione dell’indissolubilità con 46 cause, pari al 18%;

- l'esclusione della prole con 46 cause, pari al 18%.

Ma la novità di quest’anno è che in questa lettura, specialmente per l’esclusione dei bona del matrimonio, non c’è la radice ideologica avversa, (mentalità divorzista o abortista), ma una fenomenologia sociale che evidenzia un tenebroso vissuto che investe l’esistenza giovanile, ormai troppo vulnerata da circostanze che irretiscono la stessa persona umana.

Il can. 1095 n. 2 e 3 imperversa nel nostro contesto ecclesiale.

Alle motivazioni che abbiamo considerato nella relazione dello scorso anno si aggiungono altre che sono emerse nelle istruttorie del 2012.

Circa la fragilità diciamo:

a) c’è una fragilità per blocco psicologico dovuto ad una “fissità” di non crescita nella maturità umana e quindi relazionale;

b) c’è una fragilità per mancata socializzazione dovuta a notori vulnera familiari che impediscono, per vergogna, perfino l’affacciarsi alla finestra della giovane figlia;

c) c’è una fragilità che provoca l’avventura sentimentale che sfocia nella prole antenuptias e che durante l’esercizio del compito genitoriale non regge agli urti della vita di coppia;

d) c’è una fragilità facilitata dalla presunzione di percorrere la vita matrimoniale con un coniuge irretito nelle maglie mafiose e di cui ci si vuole rendere missionaria per la redenzione del partner, ma tutto fallisce perché il coniuge viene consegnato alla giustizia;

e) c’è anche, infine, una fragilità frantumata da varie circostanze inverosimili: e spetta al Giudice discernere la gravità o meno di quanto dichiarato; egli, deve dare la risposta al diritto che il fedele ha di chiedere la dichiarazione di nullità, ma non ha il diritto di avere la nullità, come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI.

Circa l’esclusione dell’indissolubilità e della prole sottolineiamo, come precedentemente detto, che queste riserve sono frutto di una paura che s’impossessa sempre più delle persone:

- La paura di diventare padre e madre;

- La paura di stare in casa per non subire ulteriori abusi e ci si incammina con un partner scelto senza avere consapevolezza del passo e quindi ci si avventura per trovare rifugio in un matrimonio “a prova e a tempo”, col proposito di riprendersi la propria libertà qualora le cose non andassero bene. In questo caso, per dirlo col professor Andreoli: “La casa è sconsacrata, il focolare è spento, il tempio è dissacrato”.

- Paura di immettere figli in un mondo violento e carico di sofferenza.

- Paura dell’ago e paura del parto.

- Paura di nascite di figli down.

Ma c’è anche:

la paura indotta dalla precaria situazione economica i cui orizzonti di ripresa sono sempre più lontani e che frantumano i sogni per una vita allietata dalla presenza di figli. Medicina salutare e incoraggiamento fiduciale per questa precarietà è lo slogan della 35; Giornata nazionale per la vita, celebrata il 3 febbraio scorso: “Generare la vita vince la crisi”.

Vi si legge un'interconnessione tra paura e fragilità.

A sottolineare la veridicità della nostra lettura dei dati di questo Tribunale, riporto quanto ha scritto il Consiglio permanente della Cei nel messaggio della Giornata nazionale per la vita dello scorso anno: “Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di inquietudine e smarrimento”.

Le ferite aperte da queste situazioni sono, a volte, non rimarginabili:

- resta la sconfitta psicologica della vita;

- resta il desiderio del suicidio non attuato;

- resta la nostalgia del mancato progetto di sradicarsi dal territorio subculturale dove si è consumata la drammaticità del vissuto;

- resta, purtroppo, anche l’odio verso i genitori che hanno adottato criteri di discriminazione verso i figli, facendo patire sempre la figlia femmina.

Cause decise iscritte alle Diocesi




2011 2012
Reggio Calabria - Bova 46 27
Cosenza - Bisignano 27 28
Catanzaro - Squillace 23 23
Crotone - S. Severina 16 15
Oppido - Palmi 11 11
Lametia Terme 11 15
Mileto - Nicotera - Tropea 10 7
Cassano Jonio 7 5
S. Marco Argentano - Scalea 3 6
Rossano - Cariati 5 7
Locri - Gerace 4 5
Lungro 1 2
Totale* 164 151
* n. 1 processo documentale nell'anno 2011

L’intero pensiero giuridico dell’oggi sarà affidato alla stampa della Rivista del Tribunale.

La Rivista “In Charitate Iustitia”, istituita nel 1992, avrà, nei prossimi mesi, un libro di commento da parte di P. Giorgio Andolfi, Docente di sociologia religiosa all’Istituto Teologico Calabro. Il Tribunale ne curerà l’edizione e lo annetterà come supplemento alla Rivista nell’anno XXI di pubblicazione.

L’impianto statistico ci riporta al lavoro processuale esperito nell’ anno 2012 che ci presenta i seguenti dati:

- cause introdotte: 160 (41 in più dell’anno 2011 che ne contava 119);

- cause sentenziate: 151 (13 in meno dell’anno precedente, ma questo è dovuto perché ben 12 perizie non sono state redatte nei tempi prescritti).

- le cause affermative sono 140

- le cause negative sono 11

- cause perente: 7 contro le 8 dell’anno precedente;

- cause pendenti a fine dicembre: 194 (2 in più dell’anno precedente).

 

La durata dei processi:

- entro 5 mesi n. 6 cause

- entro l’anno n. 10 cause

- dopo un anno n. 50 cause

- dopo due anni n. 26 cause

- causa storica : n. 1 causa (7 anni e 4 mesi)

 

Le fasce d’età:

- 7 cause di minorenni (minimo 15 anni);

- 144 cause di maggiorenni (massimo di 47 anni)

 

Le fasce sociali:

- medio borghesi n. 138 cause;

- non facoltose n. 87 cause.

 

I richiedenti della nullità: 79 uomini e 72 donne

A proposito della durata dei processi mi piace dare pubblico riconoscimento al prof. Bonnet il quale, a riguardo, muove le corde della spiritualità, quando in un suo scritto dice: “la celerità processuale, è particolarmente urgente nei giudizi di nullità matrimoniale, nei quali ogni ritardo può essere fomite di peccato e ragione di ostacolo alla vita eucaristica che esprime anche la radicalità sacramentale della Chiesa.

La lentezza dei processi matrimoniali è tanto più grave in quanto ogni giorno può costituire un passo verso o addirittura dentro il peccato. E allora ogni trascuratezza, ogni neghittosità diventa delittuosa”.

Grazie, prof. Bonnet per questo “monitum” indiretto agli operatori dei Tribunali!

Colgo l’occasione della presenza del Presidente del Tribunale d’Appello e del professore Piero Antonio Bonnet per ricordare l’importanza dell’attesa del responso del Tribunale Superiore.

Si è verificato una volta - ma è egualmente grave anche se per una volta - che i coniugi dopo aver avuto la sentenza di primo grado hanno messo in moto i preparativi per il secondo matrimonio, senza aspettare il decreto confermativo del Tribunale di Appello.

In un suo scritto il professor Bonnet rivendica la necessità della doppia conforme per una ragione pastorale; il fedele, con la duplice sentenza conforme, si sente maggiormente rassicurato circa la realtà del suo stato matrimoniale in quanto il duplice esame valutativo limita i rischi della soggettività dei giudici di primo grado.

Da sottolineare - dice Bonnet - che la finalità dell’esame del Tribunale d’Appello non è quella di riesaminare le decisioni che non hanno risposto alle aspettative delle parti in causa, ma quella di costituire un controllo sull’operato giudiziario espletato in prima istanza, ed anche - come dice Moneta - perché “non è incongruo sottoporre l’operato di un organo giudiziario ad un riesame da parte di un altro Tribunale”. (In “La doppia conforme nel processo”- Studi Giuridici LX, lev 2003, Bonnet pag. 100).

E questa angustia coglie i giudici di prima istanza:

- nel dare il negative c’è tranquillità perché manca la certezza morale sulle prove acquisite;

- se vi è il dubbio, si applica il principio: “standum est pro valore actus”;

- quando si decide per l’affermativa c’è sempre il pensiero: “Videat Superior”!

 

Mi sembra, ora, opportuno, nell’anno della fede, riflettere per un istante sul rapporto “diritto e fede”.

Attingo un imput di riflessione da uno studio di mons. Corecco il quale dice: “la legge canonica deve essere definita come “ordinatio fidei” poiché non è prodotta da un legislatore umano qualsiasi, ma dalla Chiesa, il cui criterio epistemologico decisivo non è la ragione, ma la fede. Ne consegue che la razionalità umana di cui la Chiesa è dotata in quanto soggetto conoscitivo umano e storico, socializzato comunque non secondo criteri umani, ma secondo la modalità della “Communio Ecclesiae et Ecclesiarum”, rimane intrinsecamente informata dalla fede dato che il suo compito non è quello di produrre semplicemente un ordinamento giuridico compatibile con il concetto filosofico di giustizia, ma un ordinamento che sia derivato dalla nozione teologica di “communio”, la cui dinamica nella istituzionalizzazione dei rapporti intersoggettivi è radicalmente diversa da quella di ogni altra realtà sociale solo umana.

La priorità della fede sulla ragione non si avvera solo quando la Chiesa scopre o riconosce, in forza del carisma che le è proprio, i principi supremi del “ ius divinum”, ma si impone anche quando essa si applica ad incarnare quest’ultimi, con norme giuridiche positive dentro la situazione storica sociale e culturale particolare in cui essa vive, servendosi del “lumen rationis”, cioè del metodo giuridico.

Infatti non può esistere dicotomia tra il livello epistemologico dei principi supremi e quello operativo o produttivo della norma giuridica concreta, poiché non esiste dicotomia tra la Chiesa spirituale e quella sociologica.

L’unità tra l’epistemologia e la prassi, attorno al principio della fede, distingue la Chiesa da ogni altro soggetto conoscitivo e caratterizza il metodo canonistico da ogni altra metodologia giuridica umana”. (In Diritto Canonico, Jaca Book- novembre-dicembre 1977 pagg. 68 – 69).

E a questo rapporto – “diritto e fede” abbiamo il rapporto “ fede e matrimonio” che il Santo Padre ha affrontato nel discorso alla Rota Romana il 26 gennaio scorso.

Egli dice: “...sul piano teologico la relazione tra fede e matrimonio assume un significato ancora più profondo. Il vincolo sponsale, infatti, benché realtà naturale, tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento.

Il patto indissolubile tra uomo e donna, non richiede, ai fini della sacramentalità, la fede personale dei nubendi; ciò che si richiede come condizione primaria necessaria, è l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. Ma se è importante non confondere il problema dell’intenzione con quello della fede personale dei contraenti, non è tuttavia possibile separarli totalmente”.

Alla luce di quanto svolto nell’anno giudiziario, mi è doveroso estendere un grazie a tutti gli operatori: Giudici chierici e laici; Avvocati stabili, rotali e abilitati; Cancelleria centrale e Notai delle sedi periferiche; Promotore di giustizia; Difensori del vincolo Titolare, Sostituti e Periti nei vari settori.

Termino questa relazione indicando i punti fermi che animano il nostro Tribunale:

1- Purezza di pensiero nel discernimento della verità in re matrimoniali.

2- Sforzo quotidiano per servire la ricerca della verità nei tempi codiciali.

3- Metodologia di lavoro nel rispetto della dignità delle persone.

 

Ed in questo : Deus nos adiuvet!

Grazie!

 

Reggio Calabria - Seminario Arcivescovile "Pio XI", 7 febbraio 2012

Mons. Raffaele Facciolo
Presidente del TER Calabro